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| La «cattiva» J.Lo nel videogame anti-pellicce
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Letto: 69 volte | Commenti: 0 |
Postato il: 16-02-2006
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Impazza online il gioco che vede la star Usa nella parte di una moderna Crudelia Demon. La cantante nel mirino degli animalisti
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MILANO - Lo scorso anno fu contestata alle settimane della moda di New York, in occasione della presentazione della sua collezione di moda, la Sweetface, in cui non disdegna inserire stole e inserti in vero pelo di animale. Lei stessa, del resto, ama farsi fotografare avvolta in giacche e cappotti di pelliccia. Gli animalisti americani l'hanno presa di mira e da allora non hanno cessato il fuoco. Anzi, hanno perfino aumentato la potenza dell'artiglieria mediatica. E per rendere ancora più incisiva la protesta anti J.Lo - al secolo la cantante e attrice Jennifer Lopez - hanno pensato bene di farla diventare protagonista di un videogame. O, meglio, lei interpreta la parte del cattivo di turno, una sorta di moderna Crudelia DeMon (la perfida megera della Carica dei 101 desiderosa di mettere le mani sui piccoli dalmata per trasformarli in pelliccia) mentre il protagonista, il giocatore, ha una missione importante da compiere: liberare gli animali tenuti rinchiusi in un capannone in attesa di essere scuoiati per poi diventare capi di abbigliamento.
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Un frame del videogame | LE STAR ANTI-PELLICCIA - Il gioco è a più livelli e ci si può cimentare online da Furisdead, uno spazio web promosso dall'associazione animalista Peta (People for ethical treatment of animals) e interamente dedicato alla campagna contro le pellicce. La Peta, che nel giorno di San Valentino ha anche organizzato nel centro di New York una singolare protesta, con due modelle seminude impegnate in uno scambio di effusioni saffiche (lo slogan dell'associazione, non nuova ad esibizioni «svestite», è «meglio nudi che in pelliccia»); ha già coinvolto molte star nelle proprie campagne contro il sacrificio di animali finalizzato ad alimentare l'industria della moda: dall'ex bagnina di Baywatch, Pamela Anderson (■ Guarda il suo videoappello, da Peta-tv), all'anchorwoman Martha Stewart, alla stilista Stella McCartney, regina in passerella anche senza fare uso di pellicce. E contro Jennifer Lopez, ribattezzata la «bulla in pelliccia del quartiere» (giocando sul titolo di una delle sue canzoni più celebri, «Jenny from the block»), ha scatenato una vera e propria offensiva.
CRUDELTA' E SOFFERENZE - Il computer game è solo l'ultimo atto, un tentativo forse di avvicinare soprattutto i più giovani. «Il modo con cui J.Lo fa profitti grazie alle pelli di animali, costretti a una vita miserabile e ad una successiva morte crudele, non è un gioco - spiegano sul sito quelli della Peta -. Quelli selvatici sono costretti a subire sofferenze atroci, magari dopo essere stati presi in una tagliola e aver tentato inutilmente di liberarsi, arrivando addirittura a mordersi da soli le zampe pur di togliersi dalla presa. Quelli di allevamento, invece, passano la loro breve e triste vita in gabbie strettissime per poi finire uccisi per soffocamento o con una scossa elettrica, quando non addirittura scuoiati vivi».
FUGA DA J.LO - Il videogioco è molto semplice: bisogna schivare gli assalti della Lopez liberando velocemente tutti gli animali - volpi, congili ma anche cani e gatti - pronti a finire nelle mani degli operai della conceria per diventare giacconi o colli di cappotto. J.Lo cercherà di fermare il giocatore (se ci riesce la partita finisce e mentre lei esulta sulla sua testa spuntano due corna da diavoletto) che potrà contare solo sulla sua destrezza e sull'aiuto di un giornalista che irrompe sulla scena: passandogli di fianco, infatti, la vanità dell'artista ha il sopravvento e mentre la cantante si ferma a rilasciare interviste il libertador può cercare di avvantaggiarsi e di portare a termine il proprio compito.
IL CONCORSO - Nei mesi scorsi è stato anche abbinato un concorso al videogame, con tanto di riconoscimento per il giocatore che avesse contribuito a diffonderlo maggiormente attraverso la rete. Il premio? Un I-pod per l'ascolto della musica. «Ovviamente - era precisato nel regolamento - senza le canzoni di J.Lo».
| Corriere della sera |
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