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| ho visto la seconda notte di nozze
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Postato il: 15-02-2006
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Film di Pupi Avati con Antonio Albanese e Neri Marcorè e Katia Ricciarelli. Era una vita che non vedevo un film così bello. Albanese è strepitoso. In allegato Recensione della Stampa.
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Com’è bravo Pupi Avati quando fa il cattivo di Lietta Tornabuoni
Pupi Avati quando è buono rischia di diventare melenso, ma quando è cattivo è grande. «La Seconda notte di nozze», tratto dal breve romanzo del regista pubblicato da Mondadori, è cattivo. Un film avventuroso, elegiaco e bello che con delicatezza malinconica capovolge le idee convenzionali e dice cose dure, anche se non originali: che l'essere umano può diventare abietto, quando è affamato o alimentato da pregiudizi.
Katia Ricciarelli, protagonista debuttante, una vedova smarrita e appassita nella povertà del tempo seguito a Bologna alla seconda guerra mondiale, si dà a un cuoco per una zuppiera di tagliatelle, si vende in matrimonio al cognato che l'ha sempre amata. A Bologna mancano cibo, tetto, soldi, benzina; per strada la gente ruba bottoni altrui o pezzi d'automobili, le vie sono scassate e polverose, si dorme su giacigli in chiesa o nei vagoni dei treni. Si vive assai meglio nelle campagne del Sud, in Puglia, dove almeno c'è da mangiare. Proprietario di terre e di una masseria, ex ricoverato in manicomio ancora malato di nervi, sminatore del territorio infestato dalle mine antiuomo, abitante con due anziane zie prepotenti (sono Marisa Merlini e Angela Luce), Antonio Albanese è da sempre innamorato della moglie ora vedova di suo fratello. Quando, dopo lunghissimo silenzio, riceve una lettera della donna, la invita a casa con il figlio Neri Marcorè, giovanotto malandrino bugiardo e ladro, che presto scomparirà inseguendo idee di grandezza.
L'accoglienza agli ospiti è pessima da parte delle zie, ma Albanese mosso dall'antico amore non cede, sconfigge le parenti, sposa la donna così a lungo desiderata. Gli interpreti sono magnifici (Katia Ricciarelli, alla sua prima prova di attrice, è più che brava); il viaggio attraverso l'Italia, da Nord a Sud, evoca il secondo dopoguerra con le sue miserie e violenze; il rapporto tra madre e figlio, più indifferente e sfruttatorio che affettuoso, è raccontato benissimo. Come narratore e come direttore di attori (sono le qualità indispensabili a un regista), Pupi Avati è davvero eccellente.
Una scena molto bella: durante il viaggio, si rompe lo spinterogeno dell'automobile; un camionista si ferma, offre aiuto, è in grado di fornire il pezzo nuovo e di aiutare a sistemarlo; in compenso, vuole potersi appartare con Katia Ricciarelli. Il figlio non esiterebbe a vendere la madre ma, prima che la situazione si sciolga, l'imbarazzo di lei e del camionista (non sono gente per male) grava su pochi minuti ammirevoli.
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