Fidarsi è bene, cautelarsi è meglio. Così Anna Falchi e Stefano Ricucci, sposatisi il 9 luglio 2005 in comunione dei beni, sono corsi ai ripari e dopo che il nome del finanziere è stato legato a quello di Fiorani e allo scandalo della Popolare di Lodi, hanno fatto dietrofront. Secondo il "Corriere" il 27 dicembre 2005 hanno cambiato regime e firmato la separazione dei beni. Ma l'amore, giurano, resta indissolubile.
Al momento delle nozze, Stefano Ricucci, ex odontoiatra di Zagarolo, dichiarava un patrimonio da 2,6 miliardi di euro. Anna però diceva di essere talmente innamorata di lui, da non avervi fatto caso. La comunione dei beni, a sentire l'attrice, era stata un'idea del marito. "Non è stata una mia idea. Stefano ha un cuore incredibile, una generosità impensabile, cosa molto rara perché i parvenu sono tutti tirchi" aveva detto a Sabelli Fioretti durante un'intervista per il magazine del "Corriere". Di fronte all'obiezione che la comunione dei beni è un passo ardito, aveva replicato che il suo sì sarebbe stato a Stefano e non alla Magiste, la società del marito, e che quando ci si sposa mica si possono mettere dei paletti!
Poi però l'idea di uno "steccato" tra i suoi guadagni e quelli del marito, si è resa necessaria. Che l'improvviso ripensamento di Anna sia giunto in concomitanza con lo scandalo che ha travolto Riccucci e con il sequestro di parecchi dei suoi pacchetti azionari, sarà certo un caso...
Di fatto però, il 27 dicembre, presso il notaio Piero Mazza, i due coniugi hanno firmato l'atto di separazione dei beni, perché, si sa, il destino, è imperscrutabile ed è meglio cautelarsi. Pur garantendo che il matrimonio con Ricucci è solido, Anna ha poi preso l'aereo per gli Stati Uniti, dove ha in ballo alcuni affari. Qualcuno dice che l'attrice si stia dedicando alla sua nuova attività di produttrice, qualcun altro che invece stia per realizzare il sogno di fare un provino con Steven Spielberg. Tutti sono d'accordo sul fatto che abbia preferito lasciare Italia e consorte per un po', in attesa che si calmino le acque.
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