Sono scattate le manette per Giuseppe “Pino” Lipari. Il settantaduenne è ritenuto l’amministratore dei beni della mafia corleonese e l’accusa contestatagli è di associazione a delinquere di stampo mafioso pluriaggravata. Nell’ambito della stessa operazione sono stati sequestrati appartamenti e appezzamenti di terreno, nell’hinterland palermitano, per un valore di circa 3 milioni di euro.
L'ordine di custodia cautelare e' stato firmato dal gip di Palermo Antonella Consiglio, su richiesta del Procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone e dei pm Michele Prestipino e Marzia Sabella, coordinatori dell'inchiesta. Il “geometra” Lipari, secondo gli inquirenti, aveva il compito di pilotare gli appalti pubblici in modo che ad aggiudicarseli fossero gli uomini vicini alla mafia corleonese. Dall’inchiesta emergerebbe inoltre il suo ruolo di “uomo cerniera” fra alcuni politici e i boss mafiosi: Riina prima e poi Provenzano. Lipari, personaggio ben inserito nei salotti di Palermo, aveva già scontato una pena di undici anni e due mesi di reclusione per associazione mafiosa e da oltre un anno era tornato in libertà. Secondo gli investigatori, il “tesoriere” dei Corleonesi, durante la sua prigionia aveva anche inscenato un pentimento per tentare di depistare le indagini sulla mafia. Il geometra- economo e “consigliori” mafioso, era anche prestanome di Provenzano, tanto che in passato gli sono stati sequestrati beni per decine di milioni di euro che sarebbero appartenuti al padrino, arrestato, dopo 43 anni di latitanza, l’11 aprile 2006 nella contrada di Montagna dei Cavalli a Corleone. |