Una bomba interiore, che lo si voglia o meno
È chiaro che mi faccia paura e che mi allarmi
Perché è temibile come qualsiasi altro tipo di veleno
Perché distrugge come tutte le altre armi
La pistola è carica, il mio petto langue
Tra il proteggermi e il combattermi troppe energie
Disperdo
Il volto, i capelli sono ricoperti di sangue
È una guerra con me stessa per cui se vinco
Perdo
La difesa ed i nemici spesso si confondono
Negli occhi vige un fastidioso ed irritante bruciore
Se richiamo i miei soldati, questi non rispondono
Non ci sono alleati
Se la battaglia è interiore
Da una parte uso la fionda
Dall’altra un cappio stretto
Mentre un occhio fa la ronda
L’altro resta a letto
È un conflitto delirante che sa solo infondermi
Un senso di impotenza anche dentro al carro armato
So dove trovarmi perché so dove andrò a nascondermi
E m’inseguo inutilmente senza fiato
Istinto di sopravvivenza contro istinto di autodistruzione
Generano una guerra nel suo dramma comica
Da una parte mi difendo, dall’altra ho l’ambizione
Di gettare dall’aereo la spaventosa Atomica
La tenda dei compagni è mostruosamente vuota
E squarta i tramonti come fosse un vessillo
Sciorinato in un delirio di origine a me ignota
Che si trasforma nella mente nel millesimo
assillo
Probabilmente l’io-comandante inseguiva un’illusione
Probabilmente l’io-dominante non ha trovato soluzione
O forse semplicemente un io-mostro mi ha assediata
E nei suoi occhi (pur essendo i miei) non mi sono
identificata
In una mano tengo il cerino
dall’altra è pronto l’estintore
mi sento solo un moscerino
che ronza il suo dolore
e pur essendo la mia fatica indecifrabile
e spietata
Chi mi guarda mi vede folle, troppo fragile
E bloccata
L’io-nemico mi ferisce e mi sotterra
L’io-altro risponde pronto e tenace
L’io-stanco vorrebbe ribellarsi a questa guerra
E quello che prevale alla fine è l’io-incapace
Così che quando al crepuscolo mi piego
Sopra le zolle, distrutta da uno sforzo ignobile
Senza un dio e senza un uomo ecco che prego
Chiedendo a me di non rimanere così
Immobile
Poi vado al fuoco a riscaldare la solitudine
Per ogni arco preparo qualche freccia
Mangio un po’ d’aria, come consuetudine
Per perdere la linfa e far restare
La corteccia
E il giorno dopo, il giorno dopo l’assedio
Ed io pronta a pararmi e poi colpirmi
Nella ricerca di un inutile rimedio
Per far dire a me stessa ciò che mai ho saputo
dirmi
E c’è caos tra gli orizzonti rossi delle trincee
Dove corro per trovare riparo
E tutto questo confonde anche le mie idee:
se lotto contro di me
se non a me
a chi sparo? |