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Rgazzi e felicità

Letto: 64 volte | Commenti: 0 | Postato il: 20-01-2007

Non crediate che la felicità sia eterna.
E' una lastra di ghiaccio: ora è integro, ma un momento dopo si incrina.....
e tutto finisce.....

Basta un attimo per accorgersi di come la religione sia una materia da trattare con le pinze. Nel mio piccolo paese fuori Siena, è difficile trovare ragazzi e ragazze che considerano questo concetto essenziale o perlomeno utile. “Utile” non nel senso “domani c’ho il compito.....preghiamo un po’ e speriamo vada bene....” utile nel senso che è importante affidarsi a qualcuno di superiore: tutti lo fanno. E noi (“noi cristiani”) possiamo e dovremmo affidarci al nostro Creatore sempre, non per forza rivolgendosi a lui con preghiere pre-costruite, ma uscendo dagli schemi e instaurando quindi un rapporto di confidenza. E’ difficile parlare di Fede, Cristo, Creatore, ma se non e parliamo finiremo per dimenticarcene; e poi è nostro dovere parlarne. La Messa è diventata “quella roba barbosa della domenica” e il paradiso “un posto dove si beve il caffè”, questo pensano della religione i nostri ragazzi e bambini. Io parlo da 14enne quale sono, parlo in prima persona perché vivo, studio, parlo con i ragazzi come me e non ci vuole certo un genio per capire che questa situazione è paradossale. I preti, diaconi, frati e suore sono visti come persone che non hanno saputo trovare uno scopo professionale e affettivo, quelle persone che per “riuscire in qualcosa” hanno accettato di vivere una vita a parte in un convento: “falliti”. Bhè i “falliti” di cui parlano però hanno trovato quello che tanti stanno cercando: la felicità. La felicità e la gioia di staccarci dai nostri I-pod per ascoltare le confidenze della nostra amica; la felicità di scollare gli occhi dallo schermo LCD e di guardare la bellezza di una coppia di innamorati; la felicità di togliere gli occhiali da sole per essere accecati dalla luce di un sorriso.


Organizzando un progetto di promozione umana con la comunità cattolica Shalom, ho vissuto insieme ai miei collaboratori, una mezza disfatta. “Colora la Vita” è nato come occasione di sensibilizzare i ragazzi e i bambini al problema della povertà e della tristezza dell’orfanotrofio e di chi ha perso la bellezza di una famiglia. Il 20 gennaio 2007 abbiamo organizzato la festa per lanciare questo progetto nel piccolo paese di Asciano, presso Siena e non poco delusi, abbiamo notato come i partecipanti alla presentazione fossero uomini e donne ultrasessantenni. Gli scopi della serata erano due: raccogliere una modesta cifra da devolvere all’orfanotrofio di Sao Francisco in Brasile e creare un discreto gruppo di bambini per organizzare attività ludiche e educative. La mezza disfatta ha interessato la seconda parte della serata, quando in mancanza assoluta di ragazzi, ci siamo ritrovati ad esporre e pubblicizzare il nostro progetto a neocoppie e coppie ormai non più “nuove”. La scarsa pubblicizzazione, la mentalità anti-religiosa, il comportamento restio del genitori,..... sta di fatto che i ragazzi non c’erano e quei pochi che sono venuti hanno abbandonato a metà serata. La cifra è un piccolissimo appiglio di speranza: 90 in un paese di appena 7000 persone.

Il flop iniziale ci ha fornito una “mappa della mentalità dei genitori”: a parer mio i genitori speravano in un luogo “posteggio-figli” che permettesse loro di andare a fare shopping in quel bel negozio in cui con il figlio non sarebbe mai entrato. Appena si sono accorti che lo scopo del progetto era di inglobare anche i genitori si sono ricordati che dovevano lavare la macchina o ritirare il vestito in lavanderia, defilandosi.

Confrontando l’organizzazione del paese in ci vivo (presso Siena), noto una certa antitesi con il nord d’Italia: innanzitutto i cosiddetti “oratori”.

“Oratorio” = Presso molte chiese parrocchiali, edificio e ambiente riservati ai giovani per attività ricreative.

Chiedendolo qui in giro ti guardano come guardano marocchini o albanesi, ma al nord è una realtà alquanto sviluppata che permette di fornire ai ragazzi un luogo confortevole e allegro per trascorrere il tempo. E’ forse ambizione troppo grande esportarlo anche in centro Italia???


 Silvia


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