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Poesie

Letto: 48 volte | Commenti: 0 | Postato il: 20-04-2006

Si tratta di alcune poesie tratte dai volumi di liriche "Damnic" e "Nesso" di Domenico Riccio.

1 UTOPIA (dal volume di liriche NESSO) Utopia eco in me la speranza rimane il pulcino lotta nel guscio per vivere capire la vita l'orgoglio di fare schiudere il guscio del mondo a poco a poco vivere la felicità la dolce fatica di una madre e il fiore suo che si apre alla vita meraviglia che sboccia e cresce lentamente quasi per essere meglio gustata e una terra sporca di fango rosso istinti evasi da catturare e incatenare e quel misterioso briciolo verde sperduto nel regno dell'ipocrisia e di un io di troppi ma ancora è vivo è debole come un pulcino e poi viene schiacciato senza pietà e una vile risata e allora la vendetta feroce contro i signori della guerra contro i signori della droga contro i signori della fame contro i signori della mente poi un giglio s'innalza nel campo il mondo che emerge dall'eis e va ora sprizza energia e vince e inventa meraviglie infinite utopia eco in me la speranza rimane. 2 GODI ANIMO STANCO (dal volume di liriche DAMNIC) Godi animo stanco l'incanto delizioso che emana la campagna dorata su questi ambiti monti devia dalla mente i tormentosi affanni oblia le amare tempeste passate e gusta ogni attimo sublime che leggiadra natura a te concede adagia bisognose le membra sull'erbe e i fiori e poni l'ingegno all'arcadico afflato che spira in quest'aura vellutata volgi il guardo commosso in su le fronde rilucenti al sole ammira emozionato di voli i candidi intrecci e mastica l'aroma denuino che nutre questo giorno di festa osserva tra le agili margherite assidue le formiche affrettarsi e quel grillo saltellare e noiosa una mosca girellarti tendi l'orecchio all'uguale mormorio e pur sempre ricreante di fresche onde esultanti e cogli di suoni l'ebbrezza di uccelli scapigliati e le urla stonate di folli cicale e l'eco riposante di un canto lontanante gioisci al comparire di lei quel sorriso fulgente che avanza ti raggiunge e si distende e ti sfiora le ginocchia assapora leggera ogni carezza mangia con dolcissima lentezza i ghiotti baci delle calde sue labbra affonda i tuoi sensi bisognosi nel più tenero deliquio d'amore. 3 L'ALLORO (dal volume di liriche DAMNIC) L'immensa fulva pira celeste roteava minacciosa d'in su gli eterni abissi e incatenata una rupe squarciata subiva i disprezzi d'oceanici flutti viscido un urlo d'invisibile sirena dell'etra i mortiferi resti logorava tu tempestoso straniero del tuo paese tali enormità tu non curavi indi la quiete lento e pacato l'stro della notte seminava di aurei timidi fiorelli l'eterne dimore e pei campi leggero un soffio di silenzio lambiva misterioso gli abeti sussurranti e là ombra del tempo rovinasti insicuro al di là della tua spoglia cresceva la tua ora e nella bruma dei sogni immortali cantavano gli arpeggi possenti della notte coronando i giardini dei tuoi ricordi fantasie indifferenti come ombre divoravano i tuoi flutti finali e saltando come lampi le scogliere usurpavano le caverne dell'oblio tu animo mio torrente oceanico di passioni dov'eri? e la notte languiva e languivano in te le morte stagioni e la corsa degli inutili eventi e la presente con l'obbrobrio degli eroi e la ventura nella pace dei misteri e caddero gli imperi sotto l'onta dei massacri e popoli e popoli tra loro s'estirparono e ressero temuti dèi e mortali istituzioni e continenti e tutto s'innovò nel baleno dei secoli e l'inganno e l'onestà il destino e la virtù l'infamia e la gloria come gli astri del giorno si mossero in perpetua battaglia e vedesti avanzare in folta schiera al di là delle aquile e dei leoni del tempo e dell'oblio impavide gloriose consacrate le fronde sempreverdi de l'Alloro era la fine devastata la breccia febbrile il pugnale della tua speranza si frantumò come una meteora senza scia e le nuvole inghiottivano le stelle in una folle contesa e le avide labbra del mare brontolavano mordendo le scogliere e le querce e le vette e le menti tremarono sotto i colpi del vento e caddero le fiamme nella notte che incupiva era la fine e tu l'amico dei silenzi e dei ricordi dei miraggi e d'orizzonti ineffabile graspo del tempo vagolavi schiantato ai limitari degli abissi dov'era la tua vena quella mente capace di cosmici malanni e la tua carne fasciata di lava quel tuo sangue incandescente quel supremo disdegno? come te il mosaico malfermo delle nubi compiva la sua gara e si addensava non una stella che desse un po' di lume non un ginepro che pungesse i tuoi piedi ed ecco nel sommo abbandono gravato in quell'arido nulla abulico sciatto udisti la sua voce come tuono impara la tua mente vincerai il potere della morte tu soffri ma soffri ancora poco vibrando l'eco delle tue caverne ripetea senza tregua soffri soffri ed altro non diceva in quella notte che moriva. 4 LA DONNA E IL BIMBO (dal volume di liriche NESSO) I tuoi occhi hanno cancellato il deserto e per te inventerò un'oasi di sogno e un giaciglio di fiori profumati gioia fra le mani i soffici capelli esulta il corpo mio quasi domato in piazza il bimbo gioca alla palla e suda e negli occhi il vigore giovane la storia del mondo trabocca di eroi essi hanno sempre lottato per vincere è l'ultimo torpore del tramonto scompare il sole mio nel piatto mare il dubbio sovrano divora la mente vitale il regalo di una donna incostante fuoco vorace o lieve carezza nella notte partiti gli amici il fanciullo ha perso ora egli è solo in mezzo alla piazza da sempre la storia perseguita i vinti il pollice verso nell'arena dei gladii negli occhi suoi accesi la delusione e la rabbia e tanto bisogno d'amore non ho capito il rapporto col tuo amore e la realtà vincente sul molle divano la tua lussuria le forze mie non tempra energico sangue rosso anzi sbiadisce all'usata garanzia delle mille soluzioni ora il fanciullo insegue la cometa e con gli occhi la raggiunge e la cattura la storia si ripete sempre la stessa gloria a chi vince o rimane la speranza e sogni luminosi invadono il cielo che spegne il torpore giallo del sole e tutte le sere inventa una cometa vince ancora la vergogna dell'orma nervosa come l'uomo senza una donna calcata come ogni donna di strada io voglio un cuore e un puro domani la porta s'apre in un deserto di corpi ognuno cerca l'altro solo per sé insieme si potrebbe coniare un domani il bimbo nell'aria spande l'aquilone che si bea nel giorno della primavera gli occhi alti nel cielo troppo lontano sogni come di pace promessa alla terra l'antico tempo dei profeti ignorati e dei martiri che mai perirono invano altero l'aquilone si gonfia nel vento iol poeta è caparbio come un calabrese anche se insegue il mistero dell'alba nella sublime speranza d'un verso severa condanna dell'uomo che ride nella maschera del tempo di sempre dell'ipocrisia e parlo di un poeta egli non deve spiegazioni a nessuno nessuno mai ha fatto niente per me forse tu nella pena o solo il tuo corpo quando il perfido rintocco della campana della perfida gente profetava la fine mia che non viene e decisa di notte o donna spogliata garantivi premura e il campanello serrato avanti ai nerbi della volontà lentamente cigolava il bimbo coglie la donna che parla e la voce stolta gli crea fastidio poi affoga in un pianto silenzioso mio povero bimbo hai ancora bisogno del canarino che cinguetta in gabbia del racconto a letto di storie infinite di un soffio di premura e anche di me più di quella storia scritta sui libri falsa quasi il fantasma di ogni dio che usa vendetta al popolo suo e altri nella corsa tollera della storia o non colma di potenti che parlano da soli e popoli interi trattati come cani ma il cane fiuta l'altrui debolezza non conviene mai ritrarre la mano la melma dei falsi amici ti inghiotte o la prigionia dell'usata finzione o la droga dei sogghigni velenosi la roccia sicura del vecchio maniero si polerizza e riappare l'angoscia nel sapore delle felci di un campo il piacere del tuo corpo di donna non la primavera del mandorlo in fiore invito a gustare il momento tranquillo di una strada soave in leggera discesa e dell'ardua vetta s'allontana con te la fatica e la menzogna dei bisogni nel fumo lieve del godere s'appiatta il grigiore del mare delle mille ansie anche di una rabbia che poi non serve scompare a poco a poco nella mente e d'un tratto il fanciullo è cresciuto nella storia del giorno emerge da solo e stabilisce deciso i passi della vita ammira o donna la scena quasi compiuta bevi cuore mio il calice della gioia ecco il fanciullo si progetta uomo i suoi occhi hanno cancellato il deserto nell'alba faticosa di grandi speranze e per lui inventerò un'oasi di sogno e per te un giaciglio di fiori profumati. 5 A MIO PADRE (dal volume di liriche DAMNIC) Padre m'affaccio nel mondo cadaveri di marmo si contendono la zolla gli uomini quelli onesti vivono di pioggia i proclami uomini appesi nel vento impluvi egometici padre ferale è il mondo irte le vie e tu non ci sei per guidarmi. 6 ABUSO (poesia inedita) Aborro l'abuso in politica combatto chi abusa in politica troppi abusano in politica ed io detesto la politica dell'abuso e faccio politica per non lasciare la politica a chi abusa.

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